Condividere è il verbo con cui ho concluso il mio primo
(ed unico fino a questo momento) post con cui ho inaugurato il blog! È scritta lì,
per ultima, come per contenere un calderone di pensieri, come se riassumesse
tutto quello che volevo scrivere ma che, per un motivo per l’altro, ho omesso!
Credo che condividere sia una parola
bellissima, anche se il suo suono non è il più bello che io abbia sentito (per
fortuna voi state leggendo... quando passerò al teatro magari userò qualche
parola più affascinante per i miei monologhi)!
È una parola che credo di aver conosciuto prima ancora di scoprire
l’esistenza di un verbo che esprimesse quello che stavo facendo! Ero ad un
camposcuola diocesano dell’AC, probabilmente uno dei primi che ho fatto, quando
ancora non sapevo che sarebbe stata una dipendenza da cui forse non mi sono
ancora disintossicata! Durante quelle settimane io (la introversa Giulia che anche
alle elementari parlava solo se obbligata a farlo) davo libero sfogo ai miei
pensieri, mi sentivo libera di raccontarmi… incredibile, se pensate che una
volta a casa non avrei parlato del campo neanche con la mia famiglia o con i
miei amici che si e no sapevano dove ero stata! Condividevo anche se non sapevo
che cosa volesse dire: ma lì me lo hanno insegnato e da quel momento non me lo
sono più dimenticato, nel bene e nel male! E, sempre lì, ho capito questo “bene
o male” dipende da ma: una volta che sai che cosa significa condividere non
puoi più fare a meno di renderti conto se lo fai, quando lo fai, con chi lo
fai, come lo fai… eh! Non è semplice!
Ché poi, condividere è un verbo strano! Soprattutto perché implica
che ci siano due soggetti: è soprattutto per questo lo ritengo un verbo molto
umano e, osando un po’, anche molto umanizzante se pensiamo che l’uomo è
relazione! Cercando il suo significato nel dizionario o, meglio, nel web (ringrazio
vivamente il signor Treccani e la sua enciclopedia on-line per la consulenza quotidiana)
mi viene detto che condividere significa dividere
con qualcuno, spartire (come può
essere per il patrimonio, secondo un esempio più che attendibile della
Treccani), oppure avere in comune
qualcosa, come ad esempio un’idea. Tutti significati molto seri, ma secondo
quanto ho potuto sperimentare, un po’ parziali: creano in me un senso di
perdita, di espropriazione, di un meccanismo in cui perdi una parte di ciò che
è tuo, che legittimamente ti appartiene, perché dividendola, appunto, diventa
anche dell’altro. Ma la parola condivisione
è formata da due parole che mi fanno venire in mente questa immagine: una
divisione seguita da un’addizione. Perché per me condividere è un’esperienza
che sdoppia e non sottrae niente a nessuno ma, al contrario, dona all'altro una
parte di me! Una racconto, una scoperta, un’emozione, una vita condivisa non è
solo divisa ma anche, e forse soprattutto, moltiplicata!
Giulia
Aggiungo un finale alternativo al post per chi volesse concludere così. Il
verbo condividere ci fa venire in mente Gesù e i discepoli quando sfamano la
folla affamata grazie a quei «cinque pani e due pesci» (Mt 14,17): senza quella
condivisione più di cinquemila uomini se ne sarebbero andati con un buco allo
stomaco che nessun altro avrebbe potuto colmare. Allora, ogni volta che
condividiamo, è opportuno ricordarci di quanto sia bello e, allo stesso tempo,
grave questo meraviglioso verbo: condividere!
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